di Mara Dal Cin
Il prof. Angelo Paolo Dei Tos è riconosciuto come uno dei massimi esperti a livello mondiale nello studio e nella diagnosi delle neoplasie rare, in particolare i sarcomi. Ricopre i ruoli di direttore dell’UOC di Anatomia Patologica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, di presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova e di presidente della SIAPEC (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica).
Professor Dei Tos, qual è il percorso, umano e professionale, che l’ha portata a diventare un punto di riferimento così importante per la medicina?
La vocazione per la medicina è nata durante il liceo. La scelta dell’Anatomia Patologica è stata influenzata dall’incontro con il professor Giorgio Carlon, mentre la svolta scientifica è arrivata nel 1991 a Londra grazie al professor Christopher Fletcher. L’esperienza successiva ad Harvard mi ha permesso di conoscere da vicino l’eccellenza della medicina nordamericana e di portarne i principi nella realtà italiana.
Lei è un’autorità internazionale nell’anatomia patologica e nello studio dei sarcomi. Ci spiega in parole semplici in cosa consiste la sua specializzazione e perché questo ruolo è così cruciale nella lotta contro i tumori?
L’Anatomia Patologica è fondamentale per la diagnosi e la scelta delle terapie oncologiche. Il patologo identifica la natura della malattia, ne valuta la prognosi e analizza i biomarcatori che aiutano a definire i trattamenti più efficaci, utilizzando tecnologie che vanno dal microscopio alle più avanzate tecniche molecolari.
L’innovazione corre veloce tra intelligenza artificiale e robotica. In che modo queste tecnologie stanno cambiando il suo modo di operare?
Siamo stati tra i primi in Europa a utilizzare l’Intelligenza Artificiale nella diagnostica oncologica per migliorare la precisione nella valutazione dei biomarcatori. Anche la robotica sta assumendo un ruolo importante, sia nella gestione dei campioni biologici sia nella loro conservazione sicura a lungo termine.
Oltre alla competenza tecnica, i pazienti le riconoscono una grande umanità. Quanto conta l’empatia nel processo di guarigione?
Pur non avendo normalmente un contatto diretto con i pazienti, negli anni ho seguito molti casi complessi e richieste di secondo parere. Credo che una comunicazione chiara ed empatica migliori la qualità della vita dei malati e rappresenti una componente essenziale della cura.
Veneto Magazine celebra le storie del territorio. Che legame ha con la sua terra e quanto ha influito il carattere veneto nel suo successo?
Sono profondamente legato al Veneto e ho sempre scelto di rimanere qui nonostante numerose opportunità altrove. L’Università e l’Azienda Ospedale di Padova rappresentano un’eccellenza internazionale. Valori come resilienza, solidarietà e cultura del lavoro hanno contribuito in modo determinante al mio percorso.
Guardando al futuro, quali sono le prossime sfide e quale consiglio si sente di dare ai giovani che intraprendono la carriera medica?
La medicina sarà sempre più tecnologica, ma il rapporto umano resterà centrale. Ai giovani, consiglio di coltivare non solo le competenze scientifiche, ma anche l’attenzione verso gli altri: l’empatia è un elemento fondamentale della cura e nessuna tecnologia potrà sostituirla.