La gioia di un’arte autentica, che tanto somiglia alla vita vera
La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, intitolata In Minor Keys e ideata da Koyo Kouoh, si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026 ai Giardini, all’Arsenale e in altri spazi della città.
Dopo la scomparsa di Koyo Kouoh nel maggio 2025, la Fondazione La Biennale ha deciso, con il sostegno della famiglia, di realizzare integralmente il progetto curatoriale da lei sviluppato, già definito nei suoi aspetti teorici, artistici e organizzativi.
In Minor Keys riunisce 111 partecipanti tra artisti, collettivi e organizzazioni provenienti da diversi contesti geografici. La mostra propone una rete di relazioni, affinità e convergenze tra pratiche artistiche differenti, costruita attorno a temi come l’incanto, la fertilità, la condivisione, la dimensione collettiva e il ruolo sociale delle istituzioni culturali.
Il percorso espositivo non è organizzato in sezioni tradizionali, ma attraverso motivi ricorrenti che intrecciano meraviglia, spiritualità, processioni, oasi riflessione e pratiche educative. Tra le prin- cipali fonti d’ispirazione letteraria figurano Beloved di Toni Morrison e Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, opere accomunate dall’esplorazione della memoria, del tempo e del realismo magico. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, sottolinea con decisione come, mentre il mondo alza il volume, e le voci si sovrappongono nel frastuono – fino ad annullare i significati – esiste un solo modo per comunicare, creare una zona d’ascolto sintonizzata su una frequenza minore. Più raccolta, accogliente, umana, e non per questo meno carismatica.
E la stessa Koyo Kouoh, nel portare all’estremo il concetto base della sua mostra, è dunque ancora più presente nell’assenza. Tutto è iniziato sotto una grande pianta di Ficus Benjamina, a Ca’ Giustinian, sede della Biennale. Quell’albero ha segnato l’inizio di un’amicizia e di un impegno profondo, e quell’ombrello verde è stato testimone di un patto sancito col sorriso glorioso di chi sa, vede, immagina, ben oltre i giorni e i mesi. La Mostra di Koyo Kouoh reca con sé i sigilli dell’universale e del futuro. Lei aveva intravisto, sotto quel Ficus, l’unica soluzione possibile, la riconnessione alla vita e alla terra. E all’ombra di un altro albero, un grande mango carico di frutti, stavolta in Senegal, a Dakar, nel cortile di RAW Material Company, la scuola da lei fondata, il pensiero ha continuato a dispiegarsi. È lì che si radica il progetto di una vita di studi e ricerche. Il suo lascito. […] È un percorso, quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, che nascono dai cortili. Le piccole cose, che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, che una parte di mondo, quello più opulento e sazio identificato nella parola “Occidente”, da tempo ha perso di vista, smarrito. […] E ancora il riposo, i ritmi umani, le soste che in questa Biennale Arte saranno parte del percorso, come le pause in musica.