Dal Veneto a Barcellona: Paolo Casagrande, l’Eccellenza che vale Tre Stelle Michelin - Veneto magazine

Dal Veneto a Barcellona: Paolo Casagrande, l’Eccellenza che vale Tre Stelle Michelin

Lei è originario di Susegana, nel Veneto, terra di grande tradizione enogastronomica. Quanto c’è ancora della concretezza e della passione veneta nella sua cucina internazionale qui a Barcellona?
Sono veneto di origine, vasco-catalano di adozione, ma le mie radici sono sempre forti, anche nei contesti più internazionali. La concretezza, il rispetto della materia prima e quella passione istintiva per i sapori autentici sono elementi che porto ogni giorno con me. 

Dal Veneto, è arrivato a guidare la cucina del Lasarte, il primo tristellato di Barcellona. Qual è stata la molla decisiva che l’ha spinta a lasciare l’Italia e a cercare l’eccellenza all’estero?
Il Veneto e l’Italia mi hanno dato moltissimo, ma cercavo stimoli nuovi.

La possibilità di lavorare a fianco dei migliori è stata la molla decisiva, senza dubbio. L’estero ha rappresentato un luogo dove misurare le mie capacità e allo stesso tempo arricchire la mia identità culinaria.

Lavorare al fianco di un monumento della gastronomia come Martín Berasategui, 12 stelle Michelin, è un privilegio. Cosa ha imparato dal suo mentore e come è riuscito a integrare la sua identità italiana in una scuola gastronomica così fortemente basca/spagnola?
Martín Berasategui è un maestro generoso, un visionario, qualcuno che riesce a unire rigore e sensibilità come pochi. Da lui ho imparato l’ossessione positiva per la perfezione, l’amore per i dettagli, la disciplina, ma anche l’importanza di creare un ambiente umano e rispettoso in cucina. 

Si è costruito insieme al resto della squadra un linguaggio gastronomico fortemente identitario.

La sua cucina viene descritta come un perfetto equilibrio tra i piatti iconici di Martín Berasategui, il suo mentore e le sue innovazioni. Qual è il filo conduttore che unisce le sue sperimentazioni alla concretezza veneta e alle tecniche basche?
Il filo conduttore è decisamente legato all’emozione del gusto e il rispetto del prodotto. Le tecniche, le ricette, i prodotti si intrecciano portandoci a una solidità e una concretezza di espressione profonda ed elegante.

Paolo lei utilizza ingredienti eccezionali, spesso legati al Mediterraneo, al mare e alla montagna. C’è qualche prodotto veneto, o italiano, che è irrinunciabile e che ha reinterpretato in un contesto a tre stelle?
L’Italia è una fonte inesauribile di prodotti eccellenti, e alcuni per me rimangono irrinunciabili.

Penso al radicchio di Treviso, che porto nel cuore e che ho reinterpretato in versioni più contemporanee, lavorandone l’amaro, la consistenza, la dolcezza nascosta.

Amo utilizzare anche prodotti che abbiamo in comune e lavorarli con diverse tecniche e contrasti di sapore. Bottarga, formaggi, insaccati, paste, riso, lumache, olio di oliva extravergine, capperi, pomodoro, un elenco infinito…

Il pubblico veneto la segue con orgoglio, c’è il sogno o il progetto futuro di tornare in Italia, magari proprio nel Veneto?
Il Veneto è casa e l’affetto della mia terra lo sento sempre, anche da Barcellona.

Non escludo che in futuro possa nascere un progetto in Italia e magari proprio nel Veneto: sarebbe un modo per restituire qualcosa alle mie origini, condividendo l’esperienza maturata negli anni all’estero. 

Per ora la mia energia è concentrata sul Lasarte, sulla crescita della squadra, e sui differenti progetti in essere, ma il sogno di tornare – in qualche forma, con un progetto ben pensato – esiste. Il tempo trova sempre il suo momento giusto.

Quale messaggio o consiglio darebbe a un giovane chef veneto che, oggi, sogna di raggiungere il suo livello di successo e di costruire un ponte tra le radici e l’ambizione internazionale?
Ai giovani chef veneti dico sempre di non avere paura di sognare in grande, ma di restare allo stesso tempo legati ai valori che ci contraddistinguono: la serietà, la concretezza, il rispetto per il lavoro. Il mondo della cucina è fatto di sacrificio, ma anche di grandi soddisfazioni. Serve curiosità, serve disciplina e serve la capacità di mettersi in discussione ogni giorno.

E soprattutto: non dimenticate le radici. Sono la vostra forza. 

Un altro consiglio importantissimo è di rimanere sempre apprendista, lo diciamo sempre con Martín. C’è sempre da imparare e non si è mai arrivati.

restaurantlasarte.com

From the Veneto region, you came to Barcelona to take charge of the kitchen at Lasarte, the city’s first three-star restaurant. What prompted you to leave Italy and seek excellence abroad?
Veneto and Italy have given me so much, but I was looking for new challenges. The opportunity to work alongside the best was undoubtedly the deciding factor. Going abroad was a way for me to measure my abilities and, at the same time, enrich my culinary identity.

What did you learn from your mentor, and how did you manage to integrate your Italian identity into such a strongly Basque/Spanish gastronomic tradition?
I learned from him a positive obsession with perfection and a love of detail and discipline, as well as the importance of creating a humane and respectful environment in the kitchen.

What links your experimentation to Venetian practicality and Basque techniques?
It is definitely linked to the emotion of taste and respect for the product. Techniques, recipes and products intertwine, leading to an elegant and profound expression of solidity and practicality.

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