Guido Sgardoli: l'eccellenza della letteratura
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Guido Sgardoli, trevigiano, laureato in Medicina Veterinaria, dopo l’esordio nel 2004, ha pubblicato moltissimi romanzi con i più importanti editori italiani. Tra i molti riconoscimenti ottenuti, nel 2009, 2015 e 2018 ha vinto il Premio Andersen e nel 2019 il Premio Strega ragazze e ragazzi.
Prestigiosi riconoscimenti che testimoniano una vita dedicata alla letteratura per ragazzi con pubblicazioni tradotte in 15 paesi, quando è iniziata la passione per la scrittura indirizzata ai più giovani?
La passione per la scrittura nasce poco dopo la passione per la lettura, ed entrambe derivano da quella per la narrazione che, fin da bambino, cercavo di mettere in atto attraverso disegni prima e fumetti poi. Le storie mi hanno sempre affascinato, che fossero inventate o basate sulla realtà. O meglio, credo mi abbia sempre stregato la narrazione. Non sto parlando di narrazione letteraria, ma di qualcosa che ha sempre fatto parte dell’uomo, dalla notte dei tempi, dall’inizio della sua Storia, e che possiamo incontrare tutti i giorni, ovunque. Narrare è un atto naturale e necessario. È sopravvivenza. Ho narrato con disegni, con cortometraggi artigianali, con l’animazione e, infine, con le parole. Man mano che crescevo e diventavo adulto, utilizzavo un linguaggio e contenuti adatti alla mia età.
Nella scelta delle storie che criteri segue? La creatività lo ispira liberamente o è condizionato dalla quotidianità? Ci sono dei messaggi che vuole consegnare ai suoi lettori? Scrivere significa scegliere delle storie da raccontare, dei momenti. Ma essenzialmente vuol dire scegliere. Credo sia una cosa istintiva. Chi scrive percepisce che quel fatto, quella vicenda, quel momento rappresentano una buona storia da raccontare. Non amo particolarmente quella che viene definita fiction mimetica, ossia la ripetizione della quotidianità o della cronaca con qualche elemento di fantasia. Einstein diceva: «La logica vi porterà dal punto A al punto B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.» Per cui non seguo le mode del mercato, cerco piuttosto di inseguire i miei sogni di lettore, a volte ancora bambino, a volte adolescente, altre volte adulto, senza alcun messaggio cosciente. Citando Rodari: «Non siamo in grado di insegnare, ma soltanto di aiutare ad imparare.»
La letteratura per bambini e ragazzi vive una stagione felice, che differenze ci sono tra il mercato italiano e quello straniero?
In Italia, la letteratura in generale vive un periodo assai critico. Siamo il paese europeo con la più bassa percentuale di lettori. A salvarci sono i ragazzi, in particolare la fascia 11-14, il middle grade, e questo grazie spesso non alle famiglie ma a docenti intelligenti che riconoscono il valore della lettura al di là dei rigidi programmi scolastici. Rispetto ai mercati stranieri, a pesare è il fattore culturale. Gli elementi che incidono sulla capacità di leggere di un popolo sono la percentuale di alfabetizzati, il numero di anni di scolarità obbligatoria e il numero di generazioni da cui quel popolo è alfabetizzato. Nel confronto con gli altri paesi europei noi difettiamo in ogni punto. La salvezza, per un autore che vuole vivere di scrittura in Italia è spesso proprio l’estero, dove si legge di più e meglio.
Come si appassionano i bambini e i ragazzi alla lettura affinché possano divenire adulti consapevoli che sia un esercizio e un passatempo indispensabile per la propria formazione e per la propria vita?
Stimolando la loro immaginazione, non fornendo la pappa già pronta e possibilmente masticata. Abituandoli alle responsabilità intellettive, che, giorno dopo giorno, andranno a formare quello spirito critico e quell’identità di cui avranno bisogno per essere adulti responsabili. Il compito degli scrittori per i giovani lettori è quello di coinvolgerli con la finzione, per poi suggerire che in realtà è di loro, delle loro vite, che stiamo raccontando.
Sta scrivendo un nuovo libro in questo momento?
Sì. Uscirà in autunno uno young adult per Piemme e l’anno prossimo un romanzo di narrativa per adulti. Nel frattempo, sto curando per Erickson una collana molto interessante sui classici a scuola, ma in un’ottica moderna e agile, senza riscritture o riduzioni, utilizzando nuovi testi ispirati dalle biografie infantili dei grandi autori e autrici che tutti conosciamo e che spesso riservano autentiche sorprese.
These prestigious awards testify to a life dedicated to children’s literature, with publications translated in 15 countries. When did your passion for writing for young people begin?
My passion for writing began shortly after my passion for reading, and both stem from a love of storytelling, which I tried to express as a child through drawings and then comics. Stories have always fascinated me, whether made up or based on reality. Or rather, I think I’ve always been fascinated by storytelling. I’m not talking about literary storytelling, but something that has always been part of mankind, since the beginning of time, since the beginning of history, and that we encounter every day, everywhere. Storytelling is a natural and necessary act. It is survival. I have told stories with drawings, with homemade short films, with animation and finally with words. As I grew up and became an adult, I used language and content appropriate to my age.
What criteria do you use to choose stories? Do you let your creativity flow freely or is it influenced by everyday life? Is there a message you want to convey to your readers?
Writing means choosing stories to tell, choosing moments. But basically, it means choosing. I think it’s instinctive. Writers feel that a certain event, story or moment will make a good story. I’m not particularly fond of what’s called ‘mimetic fiction’, which is the repetition of everyday life or news stories with a few elements of fantasy thrown in. Einstein said, ‘Logic takes you from A to B. Imagination takes you everywhere. So, I don’t follow market trends, instead, I try to follow my dreams as a reader, sometimes as a child, sometimes as a teenager, sometimes as an adult, without any conscious message. To quote Rodari: ‘We cannot teach, we can only help to learn’.
Children’s and young adults’ literature is experiencing a golden age. What are the differences between the Italian and foreign markets?
In Italy, literature in general is going through a very critical period. We are the European country with the lowest percentage of readers. We are being saved by children, especially those aged 11-14, the “middle grade”, and this is often thanks not to their families but to intelligent teachers who see the value of reading beyond the rigid school curriculum. Compared to foreign markets, the cultural factor is important. The elements that influence a population’s ability to read are: the percentage of literate people, the number of years of compulsory schooling, and the number of generations that have been literate. Compared to other European countries, we are lacking in every respect. For an author who wants to make a living from writing in Italy, salvation often lies abroad, where people read more and better.
How can we get children and young people interested in reading, so that they grow up knowing that it is an essential exercise and pastime for their education and their lives?
By stimulating their imagination, not by feeding them ready-made, pre-digested ideas. By accustoming them to intellectual responsibility, which, day by day, will shape the critical spirit and identity they will need to be responsible adults. The task of writers for young readers is to engage them with fiction and then to suggest that it is they, their lives, that we are telling about.
Are you currently writing a new book?
Yes, I am. A young adult novel will be published by Piemme in the autumn and an adult novel next year. In the meantime, I am editing a very interesting series for Erickson on classics for schools, but with a modern and agile approach, without rewriting or shortening, using new texts inspired by the childhood biographies of the great authors we all know, which often hold real surprises.

