L'Istrione gentiluomo - Veneto magazine

L'Istrione gentiluomo

“Sono un italiano, ho duemila anni di civiltà sulle spalle” questa è la risposta che Salvatore Todaro, siciliano d’origine cresciuto a Chioggia e suo personaggio nel film “Comandante”, dà a chi gli chiede perchè abbia deciso di salvare 26 nemici che rischiavano di annegare. Una lezione di umanità, in pieno conflitto mondiale, di cui nessuno poteva farsi interprete come Pierfrancesco Favino, straordinario attore dai mille volti che, fin da bambino, aveva la capacità di percepire gli stati d’animo degli altri. Brillante, intelligente, impegnato, ma non pretenzioso, pop senza sconfinare nella volgarità. È questa la vera forza dell’istrionico artista che sembra quasi riduttivo definire attore avendo superato a pieni voti anche la prova Sanremo. Dopo aver dato corpo a Tommaso Buscetta, Bettino Craxi, Gino Bartali, D’Artagnan e averci sorpreso nelle pellicole hollywoodiane “Angeli e demoni”, “The Catcher Was a Spy”e “Rachel”, Favino tiene banco alla conferenza stampa del film di Edoardo De Angelis che ha aperto l’80ma Mostra del Cinema di Venezia. Lo fa senza mai atteggiarsi, parlarsi addosso o temere di dichiararsi fragile, ricordando quanto sia controproducente affidarsi troppo alle proprie sicurezze. Sarà questa virile vulnerabilità a renderlo l’ultimo dei gentiluomini?

È stata sua la scelta di utilizzare, nel film, il dialetto e l’accento veneto?

Oltre ad essere la lingua effettivamente parlata da Todaro, mi sembrava una nota importante per acuire certi aspetti della storia e accompagnare la scrittura del film che tocca momenti di emotività senza ostentarli. Certe asprezze della cadenza veneta consentono una strada più tortuosa all’emozione di questo film.

Parlando di quest’ultima, che non manca in una vicenda umana così ben scritta da De Angelis e Veronesi, c’è stato un momento che l’ha toccata maggiormente?

L’emozione che suscita questa pellicola non è legata ad una singola scena, ma alla sua totalità. È soprattutto una storia di pietas, ambientata in un contesto (il secondo conflitto mondiale) nel quale la sua mancanza sarebbe stata scusabile.

Una vicenda del passato che parla all’Italia di oggi…

Questa metafora delle leggi del mare non ha finalità ideologiche, veicola solo un messaggio di umanità. Se devo parlare di una storia e di anima mi piace pensare esista una persona che, disobbedendo ad un ordine militare, ve ne anteponga uno morale più alto che metta la vita dell’uomo al di sopra di tutto.

Todaro affermava, infatti, che un uomo non è mai così forte come quando tende un braccio per aiutare qualcuno…

È un pensiero che non posso non condividere, essendo stato educato a tenere la porta aperta sempre e, se si può, ad aiutare. Quando ero piccolo, se i miei ospitavano un bambino meno fortunato, era implicito che io gli cedessi la mia stanza.

“Comandante” è anche una grande produzione italiana (ha ricostruito in scala 1:1 il sommergibile Cappellini della Regia Marina). Lei è un grande ambasciatore del nostro cinema nel mondo…

Questo è il Paese a cui appartengo e dove desidero lavorare anche in considerazione del nostro sistema e mercato. Il coraggioso sforzo produttivo del film dimostra che siamo preparati a realizzare opere distribuibili all’estero. Ciò non toglie che, ogniqualvolta mi sarà data l’opportunità di interpretare un personaggio italiano in un film straniero, sarò lieto di farlo.

In ricordo di questo lavoro si farà un tatuaggio con l’ancora?

Non l’avevo preventivato perché sono in un’età in cui c’è il rischio che l’ormeggio scenda (sorride divertito e lievemente imbarazzato) e non vorrei non potermi più muovere… Ora ci penso e mi confronto con la mia signora.

Porta a Venezia anche un altro film, “Adagio” di Stefano Sollima, ci racconti di questi giorni concitati tra presentazioni, interviste, red carpet…

Anche se non ho un attimo di respiro è piacevole essere oggetto di tante attenzioni. Sono affezionato alla Mostra perché ci venivo da appassionato di cinema, prima di fare l’attore. Essere qui con il film d’apertura, poi, è stato un regalo inaspettato.

Cosa ricorda di quando partecipava da cinefilo?

Guardo con nostalgia e tenerezza a quel ragazzo intraprendente e un po’ sfrontato che condivideva con 12 amici, oltre alla passione per il grande schermo, un monolocale, cercando di intrufolarsi alle proiezioni con un pass rimediato per vedere le star e, magari, scambiare con loro qualche parola rubata.

Recita, scrive, canta, ha dimostrato di essere anche un ottimo showman, ma c’è qualcosa che la diverte particolarmente?

Da 9 anni dirigo una scuola di teatro in Toscana, “L’Oltrarno”, gratuita e con insegnanti provenienti da tutto il mondo. Trasmettere ai giovani la passione per un mestiere che permette di raccontare la realtà e investigare questo universo meraviglioso, ma imperfetto che sono gli esseri umani, è una delle cose che mi coinvolge maggiormente.

Con che criterio sceglie i suoi lavori?

Mi devo appassionare alla storia, valutare se uscirei di casa per vedere quel film, se pagherei il biglietto. Per me è come un innamoramento: il desiderio e la curiosità di sapere come andrà a finire, cosa accadrà ai protagonisti, empatizzare con loro… Prediligo personaggi diversi, esperienze mai vissute; ho ancora tanto da imparare e ogni film è un’opportunità per farlo.

Come esorcizza, un grande, la paura di sbagliare?

Lo si fa essendo se stessi, parlando con onestà alle persone senza atteggiarsi e indossare maschere da mestieranti. Non bisogna mai perdere il gusto dell’improvvisazione, la capacità di buttarsi, in scena come nella vita. Mal che vada, sarà un fallimento. Io, ai miei, sono affezionato.

Barbara Carrer

“I am an Italian, I have two thousand years of civilisation on my shoulders” is the answer that Salvatore Todaro, a Sicilian by origin who grew up in Chioggia, his character in the film ‘Comandante’, gives to those who ask him why he decided to save 26 enemies who were in danger of drowning. A lesson in humanity, in the midst of the world conflict, of which no one could have been a better interpreter than Pierfrancesco Favino, an extraordinary actor with a thousand faces who, even as a child, had the ability to perceive the moods of others. Brilliant, intelligent, committed but not pretentious, pop without trespassing on vulgarity. This is the true strength of this histrionic artist, whom it seems almost reductive to call an actor, having passed the Sanremo test with flying colours. After having given body to Tommaso Buscetta, Bettino Craxi, Bartali, D’Artagnan and having surprised us in the Hollywood films ‘Angels and Demons’, ‘The Catcher Was a Spy’ and ‘Rachel’, Favino holds court at the press conference of Edoardo De Angelis’ film that opened the 80th Venice Film Festival. He does so without ever posturing, talking over himself or fearing to declare himself vulnerable, reminding us how counterproductive it is to rely too much on one’s own confidence. Will it be this virile vulnerability that makes him the ultimate gentleman?

Was it your choice to use the dialect and accent of Veneto in the film?

Besides being the language actually spoken by Todaro, I felt it was an important note to sharpen certain aspects of the story and accompany the writing of the film, which touches on emotional moments without flaunting them. Certain harshness of the Venetian cadence allows a more twisty road to the emotion of this film.

Speaking of the latter, which is not lacking in a human story so well written by De Angelis and Veronesi, was there a moment that touched you most?

The emotion this film arouses is not linked to a single scene, but to its entirety. It is above all a story of pietas, set in a context (the Second World War) in which its absence would have been excusable.

A story from the past that speaks to present-day Italy…

This metaphor of the laws of the sea has no ideological purpose, it only conveys a message of humanity. If I have to talk about a story and a soul, I like to think there is a person who, by disobeying a military order, puts a higher moral one before it, one that puts human life above everything else.

Todaro stated, in fact, that a man is never as strong as when he extends an arm to help someone…

It is a thought I cannot help but share, having been brought up to always keep the door open and, if it is possible, to help. When I was growing up, whenever my parents took in a less fortunate child, it was implicit that I would give him or her my room.

‘Comandante’ is also a great Italian production (which has rebuilt in 1:1 scale the submarine Cappellini of the Regia Marina). You are a great ambassador of our cinema in the world…

This is the country where I belong and where I also want to work in respect of our system and market. The bold production effort of the film shows that we are prepared to make films that can be distributed abroad. This does not alter the fact that, whenever I am given the opportunity to play an Italian character in a foreign film, I will be happy to do so.

Will you get an anchor tattoo in memory of this role?

I hadn’t planned on it because I am at an age when there is a risk that the anchor will be dropped (he smiles amused and slightly embarrassed) and I wouldn’t want to be unable to move again… Now I am going to think about it and I will discuss it with my wife.

You are also taking another film to Venice, Stefano Sollima’s “Adagio”… Please tell us about these frantic days of premieres, interviews, red carpets…

Even if I don’t have a moment to breathe, it is nice to be the object of so much attention. I am fond of the festival because I used to come here as a film buff before I was an actor. To be here with an opening film, then, was an unexpected gift.

What do you remember of the time when you attended as a cinephile?

I look back with nostalgia and tenderness to that daring and somewhat cheeky boy who shared a one-room apartment with 12 friends, in addition to a passion for the cinema screen, and tried to sneak into the screenings with a pass he had acquired in order to see the stars and maybe exchange a few stolen words with them.

You act, write, sing, you have also proven to be a very good showman, but is there anything you particularly enjoy?

For nine years I have been running a theatre school in Tuscany, ‘L’Oltrarno’, free of charge and with teachers from all over the world. To convey my passion for a profession that enables young people to talk about reality and to explore this marvellous but imperfect universe called mankind is one of the things that interests me the most.

How do you choose your work?

I have to be passionate about the story, assessing whether I would get out of the house to watch that film, whether I would pay for the ticket. For me it is like falling in love: the desire and curiosity to know how it will end, what will happen to the protagonists, to empathise with them… I prefer different characters, experiences I have never lived; I still have so much to learn and every film is an opportunity to do so.

How does a great man exorcise the fear of making mistakes?

You do it by being yourself, by speaking honestly to people without posturing and wearing masks. One must never lose the taste for improvisation, the ability to throw oneself in, on stage as in life. At worst, it will be a failure. I am fond of the ones I had.

Barbara Carrer

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Un nuovo progetto editoriale ideato da Mara Dal Cin e Fabrizio Ditadi nato per valorizzare le località e le eccellenze più suggestive ed esclusive della regione Veneto.

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