Nel ritmo del colore - Veneto magazine

Nel ritmo del colore

Hélène Khun Ferruzzi nasce in Francia da una famiglia di musicisti e il ritmo e la musicalità segneranno le sue creazioni dando vita a giochi di seta, velluto e colori. Le sue stoffe dipinte sono presenti in centri espositivi sul tessuto stampato e protagoniste di mostre internazionali a Parigi, New York, Milano, Toronto, Bruxelles, ma il suo cuore resta a Venezia nel suo atelier, vicino alla Guggenheim, punto di riferimento degli appassionati da tutto il mondo. 

Hélène Khun Ferruzzi was born in France into a family of musicians, so rhythm and musicality marked her creations, resulting in an interplay of silk, velvet and colour. Her painted fabrics became the theme of exhibitions on printed fabrics and the stars of international shows, Paris, New York, Milan, Toronto, Brussels, yet her heart remains in her atelier in Venice, close to the Guggenheim, a landmark for enthusiasts from all over the world. 

Molto conta, nella pittura di Hélène, la presenza della “relazione”. Relazione, prima di tutto, con la materia e la specificità di ogni trama: cotone, seta, velluto, cuoio e più tardi anche il lino… ogni tessuto ha le sue leggi, offre resistenze e risorse ogni volta diverse. L’inimitabile capacità del velluto di riflettere la luce ne fa una materia veneziana per eccellenza. Nelle sequenze radianti di triangoli, nelle minuziose campiture dei quadrati − veri e propri tessuti musivi − affiorano le sezioni dell’opus sectile, una tecnica a metà tra il mosaico e l’intarsio, dei pavimenti marciani: incomparabili mandala di pietre, sembrano sciogliersi nei velluti, mantenendo la delicatezza del disegno. A volte l’artista si diverte a spettinare il velluto, quasi a vincerne la natura dominante, creando nuove trasparenze. Così materializza quel colore impossibile, fra i tanti, che è l’argento degli ulivi mossi dal vento.

heleneferruzzi.it

The presence of “relationships” is essential in Hélène’s work. A relationship, first and foremost, with the material and the texture of each weave: cotton, silk velvet, leather and, later on, even linen. Each fabric has its own laws, offering uniquely different resistances and opportunities. Velvet’s inimitable ability to reflect light makes it an exquisitely Venetian material. The radiant sequences of triangles, the accurate compositions of little squares (veritable mosaic tesserae) bring to mind the sections of an opus sectile, a technique halfway between mosaic and inlay, or intricate Venetian flooring: incomparable stone mandalas, they seem to melt into the velvets, nonetheless maintaining the delicateness of their design. The artist sometimes playfully brushes and dishevels the velvet, almost as if she wants to overwhelm its “dominant” nature, creating new transparencies. Thus she brings into being impossible colours, such as that of the of silvery olive trees, swaying in the breeze.

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