Non escludo il ritorno - Veneto magazine

Non escludo il ritorno

Genio è sregolatezza. 

Ma anche talento, personalità, innovazione, senso dell’arte in ogni suo aspetto. 
Achille Lauro queste doti le possiede tutte. 

Ecco perché, oltre a essere l’artista del momento, può essere definito un’icona del nostro tempo, il simbolo di una generazione senza certezze, ma con tanta voglia di far sentire la propria voce.  Dopo aver “scandalizzato” i benpensanti con una provocazione mai fine a sé stessa e ammaliato il pubblico con il suo charme e l’educazione dal fascino retrò, Lauro ci conduce in un viaggio dentro la sua poetica ed estetica, spesso inscindibili. Così è nel suo ultimo album: “Comuni mortali” (che fa da apripista a un tour estivo già sold aut e a uno invernale nei palazzetti) dove Lauro, regalando pillole di poesia in musica e immagini felliniane della sua Roma, mette da parte il desiderio di stupire in favore dell’esigenza di raccontarsi e trovare la propria identità.

Aveva previsto questo successo di pubblico e critica a Sanremo?
È stato tutto inaspettato a partire dalla classifica della Sala Stampa nella quale figuravo tra i primi cinque. Un Festival magico che mi ha dato di più dei precedenti in termini di credibilità, facendomi sentire finalmente compreso.

Prima non lo era stato?
Condivido il pensiero di Carmelo Bene: l’arte non deve essere consolatoria, ma spiazzante, a volte persino distruttiva. Una parte di pubblico, invece, aveva bisogno di essere rassicurata per capire che io sono questo.

“Comuni mortali”, il disco uscito il 18 aprile scorso che continua a dominare le classifiche e le plateee, è la dimostrazione di come il suo messaggio sia arrivato.
Credo sia l’album di cui vado più fiero, il risultato di un lungo periodo trascorso all’estero in cui ho deciso di restare fuori dalle scene e lavorare a testa bassa ai miei pezzi. Le cose più belle succedono quando ti prendi del tempo per concepirle, lasciare che prendano forma ed evolvano.

Seguiranno altri progetti discografici?
Sempre nel 2025, uscirà un secondo disco sperimentale, più avanguardista, tributo ai fan della prima ora e legato alla fondazione Ragazzi Madre che aiuta giovani in difficoltà.

Che rapporto ha con il successo?
Sono molto severo con me stesso, ma anche ambizioso: desidero portare la mia musica il più in alto possibile.

E con le critiche?
Quando sei un personaggio pubblico devi mettere in conto la possibilità di essere criticato, non puoi pretendere di piacere a tutti. Ovviamente alcuni giudizi ti toccano, e a volte feriscono, più di altri.

Un esempio?
Chi ha sminuito il lavoro di tante persone e ridotto a ‘carnevalata’ la svestizione di San Francesco che ho interpretato a Sanremo 2020. Quell’esibizione, in realtà, sottendeva un omaggio all’arte e un invito al cambiamento radicale.

Parliamo di “Incoscienti giovani”… quando ha capito che era perfetto per Sanremo?
Questo pezzo, totalmente autobiografico, è uno strano mix tra la musica di Elvis, il cantautorato romano e l’Ave Maria di Schubert, non lo definirei neppure pop… Sinceramente ho capito dai primi accordi che stava nascendo qualcosa di grande, una sorta di ‘piccolo diamantino’, e così è stato. 

A chi si riferisce il titolo?
Di giovani tormentati ne ho conosciuti tanti, lo sono stato anch’io, e sono felice di poter ridare qualcosa a chi si è perso o si sta perdendo. Fare qualcosa per i ragazzi in difficoltà è di aiuto più a me che a loro.

È la lezione che ha appreso da sua madre?
La forza di mamma viene dall’esempio: sono cresciuto con la filosofia dell’accoglienza, della comprensione, della generosità. Ha piantato un seme, lasciandomi libero anche di sbagliare. In fondo, chi ‘sbanda’ lo fa perché non trova il suo posto nel mondo e ha un vissuto problematico, non perché sia cattivo.

Questa ballade struggente e autentica parla anche d’amore…
Identifico questo sentimento anche con la capacità di lasciar andare, di saper dire basta senza costringere qualcuno a stare con te in situazioni invivibili.

I suoi brani sono spesso velati di rimpianto…
Parlerei piuttosto di nostalgia… Il passato, almeno per me, nasconde sempre un pò di malinconia… Mi sento scisso tra il desiderio di guardare totalmente al futuro, senza quasi accorgermi del presente e il rimpianto del tempo andato. Sono fatto così…

Lei è visceralmente legato alla sua Roma, ma ha anche origini venete…
Sono nato a Verona e i miei parenti di ramo materno vivono ancora in quella città che reputo stupenda. Non ne escludo il ritorno…

Barbara Carrer

But it is also talent, personality, innovation, and an appreciation of art in all its forms. Achille Lauro possesses all these qualities. That is why, as well as being the artist of the moment, he can be considered an icon of our time and the symbol of a generation without certainties, but with a strong desire to be heard. Having ‘scandalised’ the morally upright with provocations that were never an end in themselves and captivated the public with his charm and retro-style politeness, Lauro now takes us on a journey into his poetics and aesthetics, which are often inseparable.

This is evident in his latest album, ‘Comuni Mortali’ (which precedes sold-out summer and winter arena tours), where Lauro offers snippets of poetry set to music and Fellini-esque images of his Rome. Here, he sets aside his desire to amaze in favour of the need to express himself and find his own identity.

Did you foresee this success with both the public and the critics at Sanremo?
Everything was unexpected, starting with the Press Room rankings, where I was among the top five. It was a magical festival that gave me more credibility than the previous ones, and finally made me feel understood.

Wasn’t that the case before?
I agree with Carmelo Bene that art should be unsettling and sometimes even destructive, not consolatory. However, a part of the audience needed reassurance to understand that this is who I am.

‘Comuni Mortali’, the album released on 18 April which continues to dominate the charts and win over audiences, is proof that your message has got through.
It’s the album I’m most proud of; the result of a long period spent abroad, during which I decided to stay out of the spotlight and work hard on my songs. The best things happen when you take the time to conceive them and let them evolve.

Are there going to be any more recording projects?
In 2025, I will release a second experimental album, which is more avant-garde and a tribute to my early fans. It will also be linked to the Ragazzi Madre foundation, which helps young people in difficulty.

What is your relationship with success?
I am very strict with myself, but also ambitious — I want to take my music as far as possible.

What about criticism?
As a public figure, you have to expect criticism; you can’t expect everyone to like you. Obviously, some judgements affect you more than others, and sometimes they hurt.

An example?
Those who belittled the work of so many people and dismissed my performance of San Francesco at Sanremo 2020 as a ‘carnival’. That performance was actually a tribute to art and a call for radical change.

Let’s talk about ‘Incoscienti Giovani’ (Reckless Youth)… When did you realise it was perfect for Sanremo?
This totally autobiographical song is a strange mix of Elvis, Roman songwriting and Schubert’s Ave Maria. I wouldn’t even call it pop. Honestly, I knew from the first chords that something special was coming — a kind of ‘little diamond’ — and that’s exactly what it turned out to be.

Who does the title refer to?
I’ve known many troubled young people — I was one myself — and I’m happy to be able to give something back to those who have lost their way. Helping young people in difficulty helps me more than it helps them.

Is that a lesson you learned from your mother?
My mother’s strength comes from her example. I grew up with a philosophy of acceptance, understanding, and generosity. She planted a seed and left me free to make mistakes. After all, people who ‘go off the rails’ do so because they can’t find their place in the world or because they’ve had a difficult life — not because they’re bad people.

This poignant and authentic ballad also speaks of love…
I identify this feeling with the ability to let go and know when to say ‘enough’ without forcing someone to stay in unbearable situations.

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