Parlami d'amore
Antonella Viola è un’immunologa e professoressa ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova, nonché EMBO (european molecular biology organization) member. Divulgatrice scientifica, è autrice di numerosi libri e collabora come editorialista con La Stampa. La sua attività di ricerca, svolta tra Svizzera, Italia e altri centri europei, è focalizzata sullo studio del sistema immunitario.
Il suo saggio appena uscito “Parlami d’amore” affronta il tema complesso dell’amore da un punto di vista biologico. Perché ci innamoriamo?
L’innamoramento è un fenomeno tanto studiato quanto ancora parzialmente misterioso. La scienza ha identificato molti degli elementi coinvolti: l’attivazione dei circuiti della ricompensa, l’esplosione della dopamina e della noradrenalina, l’aumento dell’attenzione verso l’altro, perfino la soppressione temporanea dell’attività della corteccia prefrontale, che ci rende meno razionali e più propensi a idealizzare. Sappiamo anche che la vista gioca un ruolo fondamentale ma anche l’olfatto sembra essere coinvolto, sebbene in modo inconscio. Ma ogni amore è anche una storia unica, in cui la biologia incontra la nostra memoria, le ferite, i desideri e le aspettative.
A volte sembra che la ricerca del piacere diventi ossessiva, una rincorsa mai appagata. Lei afferma che è una funzione necessaria della nostra biologia. Che cos’è quindi il piacere?
Il piacere non è un lusso o una distrazione: è una funzione biologica fondamentale. Ha rappresentato, nel corso dell’evoluzione, una guida indispensabile per orientare i nostri comportamenti in direzione della sopravvivenza e della riproduzione. È una sorta di bussola interna, che ci ha aiutato a consolidare azioni vantaggiose per la specie. Il problema non è il piacere in sé, ma il suo disallineamento con l’ambiente attuale. Viviamo in un mondo che ci espone continuamente a stimoli artificiali, intensi e ripetitivi, capaci di attivare il sistema della ricompensa senza offrire un reale beneficio evolutivo o relazionale.
Con grande chiarezza e con parole adeguate spiega come il piacere ci conduca verso l’amore e questo si trasformi in cura e reciprocità. Oggi, in una società che sembra più individualista di un tempo, che ruolo e spazio hanno la cura e la reciprocità?
Nel libro racconto come l’amore non sia un’entità immutabile, ma un processo dinamico che evolve nel tempo. Si parte dall’innamoramento, una fase breve, spesso travolgente, dominata da una potente attivazione dopaminergica e dalla tendenza a idealizzare l’altro. Da lì si può passare a un amore passionale, ancora segnato dal desiderio, ma più costruito, più profondo. E infine, se si riesce a coltivare il legame, si arriva a una forma di amore rassicurante, basato sull’attaccamento, sulla lealtà, sulla presenza e sulla cura reciproca. È in questo passaggio che il piacere si trasforma in relazione, e la chimica del desiderio lascia il posto alla biochimica dell’affetto e della stabilità, in cui altre molecole, come l’ossitocina, entrano in gioco.
Non si fa riferimento esclusivamente all’amore romantico, quali altri legami affettivi tratta?
Nel libro dedico ampio spazio al legame più archetipico e fondante di tutti: quello tra madre e figlio. È il primo amore che sperimentiamo, ed è anche quello che più profondamente plasma il nostro cervello e la nostra capacità di entrare in relazione con gli altri. È un amore che costruisce la base neurologica della fiducia, in se stessi e negli altri. A partire da questo modello originario si sviluppano altri legami affettivi fondamentali per la nostra specie: l’amicizia, l’amore genitoriale, i legami fraterni e quelli intergenerazionali.
L’amore è salvifico?
Sì, l’amore può essere salvifico. Le relazioni affettive positive non sono solo un conforto psicologico, ma una risorsa biologica fondamentale. Numerosi studi dimostrano che chi ha legami solidi e soddisfacenti vive più a lungo, si ammala di meno e gestisce meglio lo stress. Al contrario, la solitudine cronica e l’isolamento sociale aumentano il rischio di mortalità, incidono negativamente sulla salute cardiovascolare, immunitaria e mentale. E poi c’è la coppia, che è ancora — quando funziona — un potente fattore protettivo. Studi di neuroimaging mostrano che il semplice atto di tenere la mano del partner riduce l’attivazione delle aree cerebrali associate allo stress e alla minaccia. Un amore profondo e sicuro non ci rende solo più felici: ci rende anche più sani.
Why do we fall in love?
Falling in love activates the brain’s reward circuits, increases dopamine and norepinephrine, and makes us less rational. Sight and smell matter, yet the mystery of ‘why that person?’ remains. In any case, it serves to create an intense bond, shaped by evolution and personal history.
What is pleasure?
Pleasure is a biological compass that has guided us toward what favored survival and cooperation. Today, however, artificial stimuli activate the reward system without giving us real benefit.
What space do care and reciprocity have?
Love moves from infatuation to attachment, where care, presence, and loyalty matter. It’s not a loss but a gain: alone we are fragile; in reciprocity we find strength.
What other bonds does the book address?
The first and most formative bond is the mother–child relationship, which shapes the brain and the capacity to love. From it arise friendships, family and intergenerational ties, social networks that supported our evolution.
Is love salvific?
Yes: solid relationships improve health and longevity, while loneliness and isolation increase stress and vulnerability. Even a couple, when it works, offers deep protection. A secure love makes us not only happier but healthier.
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