Tesori di gusto
Il viaggio di Tino Vettorello, chef che custodisce con orgoglio i sapori della cucina veneta, attraversa scenari vividi e raffinati, fino alle luci della Mostra del Cinema di Venezia, dove da anni i suoi piatti incantano il palato di attori, registi e ospiti provenienti da ogni angolo del mondo. Eppure, questo è solo un frammento della sua storia. La sua vera essenza nasce da una visione chiara: materie prime autentiche, leggerezza nei gesti e rispetto profondo per il territorio. E continua a fiorire nei progetti che ha scelto di coltivare, a partire da Tino Jesolo, aperto per tutto dicembre, insieme allo Stay Michelangelo, il resort che abbraccia il locale come un sogno da vivere.
La sua visione imprenditoriale si è evoluta nel tempo. Come la definirebbe oggi?
È una visione legata alla coerenza. Ho sempre cercato di portare avanti progetti che rispecchiassero la mia idea di cucina e di lavoro. Per me fare impresa significa essere presenti, assumersi la responsabilità delle scelte e creare luoghi che abbiano identità.
Il suo rapporto con la materia prima è centrale. Cosa guida le sue scelte?
L’autenticità. Voglio ingredienti che parlino da soli, senza costruzioni eccessive. Pesce del nostro mare, ortaggi del territorio, prodotti di filiera che conosco bene. Lavoro su leggerezza, colore e armonia: sono aspetti che mi permettono di mantenere una linea chiara in ogni piatto.
La Mostra del Cinema di Venezia è uno dei capitoli più noti del suo percorso. Che ruolo ha?
È stata ed è una palestra straordinaria. Lì, ho portato piatti che sono diventati un riferimento per molti ospiti, come lo Scampo Elodie, il Rombo alla Clooney o il Tinomisù.
Prepararli in un contesto così dinamico ti obbliga alla precisione e alla continuità. È un’esperienza che arricchisce, ma è solo una parte di ciò che faccio.
Lei riesce a calcare con autorevolezza molti ambiti diversi. Quanto conta la sua personalità in questi contesti?
Parecchio. La mia “presenza” nasce dal mestiere: so muovermi tra cucine affollate e ambienti più formali senza cambiare approccio. Sono diretto, curioso e sempre attento a chi ho davanti, che siano ospiti del mio ristorante o attori che incontriamo a Venezia. Credo che la mia personalità emerga nel modo in cui accompagno le persone dentro la mia cucina, con naturalezza ma senza perdere l’eleganza che certi contesti richiedono.
A dicembre Tino Jesolo sarà aperto tutto il mese. Che significato ha per lei questa scelta?
È un modo per dare continuità a un progetto in cui credo molto. Jesolo è una piazza che non si spegne più d’inverno e abbiamo scelto di essere presenti per tutto il mese. La nostra cucina ha due anime: quella immediata dei crudi, delle tartare e del pesce del territorio a partire dal fritto, e quella più gourmet che richiama i piatti nati anche alla Mostra del Cinema. È un equilibrio che funziona tutto l’anno.
Guardando avanti, in che direzione si muove il suo lavoro?
In una direzione semplice: progetti che durano, che parlano in modo chiaro, che valorizzano il prodotto senza eccessi. Voglio continuare a costruire una cucina riconoscibile e accessibile, mantenendo identità e rispetto per la materia prima.
Your entrepreneurial vision has evolved over time. How would you define it today?
It is a consistent vision. I have always tried to carry out projects that reflect my ideas about cuisine and work. To me, running a business means being present, taking responsibility for decisions, and creating places with an identity.
Your relationship with raw materials is central. What guides your choices?
Authenticity. I want ingredients that speak for themselves without excessive embellishment. I focus on lightness, colour and harmony, which enable me to maintain a consistent style in all my dishes.
The Venice Film Festival is one of the most notable chapters in your career. What role does it play?
It has been, and continues to be, an extraordinary training ground. I have created many signature dishes there, such as Scampo Elodie, Rombo alla Clooney and Tinomisù, which have become benchmarks for many guests. It is an enriching experience, but it is only one part of what I do.
You manage to tread many different paths with authority. How important is your personality in these contexts?
Quite a lot. My “presence” stems from my profession: I know how to move between busy kitchens and more formal environments without altering my approach. I am direct and curious, and I am always attentive to the people around me, whether they are guests at my restaurant or people we meet in Venice.
Tino Jesolo will be open all month in December. What does this decision mean to you?
It is a way of maintaining a project that I strongly believe in. Jesolo never sleeps in winter, and we have chosen to be there for the whole month. Our cuisine has two aspects: the more immediate focus on raw dishes, tartares and local fish — starting with fried fish — and the more gourmet focus on dishes created at the Venice Film Festival.
Looking ahead, what direction is your work moving in?
In a simple direction: projects that last; projects that communicate clearly; projects that enhance the product without excess. I want to continue building a cuisine that is both recognisable and accessible, while maintaining identity and respect for the raw ingredients.
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